Pubblicità alla cannabis: storia del ricorso Farmacia Ternelli

Last Updated on 27 Settembre 2022 by Dr. Marco Ternelli

Al lettore che sta per leggere questo articolo, diciamolo subito [SPOILER ALERT]:

La farmacia Ternelli vince il ricorso e ottiene l’annullamento della sanzione per la presunta pubblicità indiretta alla cannabis medica.

🙂

In questo articolo o racconto, forse meglio definirlo copione teatrale da cui è in lavorazione una rappresentazione, l’Autore (ehm, io, Dr. Marco Ternelli) vuole lasciare ai posteri un’esperienza, forse anche qualche suggerimento ai Colleghi Farmacisti che un giorno dovranno confrontarsi con “chi sta lassù” (non sto parlando di Nostro Signore, sia chiaro :D).

Il Regista Rick Ordati che sta lavorando alla rappresentazione teatrale di questa storia

Prometto, è una storia che vale la pena di leggere. È un articolo con un taglio nettamente diverso dagli altri divulgativi e tecnici che trovate su Farmagalenica. Una specie di opera di ironica di fantasia, ispirata liberamente a fatti realmente accaduti, all’interno della quale il lettore deve divertirsi a cogliere le citazioni e riferimenti al mondo dei memes, film, frasi celebri.
Spero di riuscire a renderla avvincente, anche grazie ai colpi di scena e momenti cringe che in questa storia non mancheranno.

Ultima pre-premessa: alcuni nomi e riferimenti citati nell’articolo richiedono che il lettore sia (come si dice) “sul pezzo” nel mondo cannabis medica italiana. Se così non fosse e voleste prepararvi o anche solo approfondire un po’, consiglio la lettura di questo e questo articolo.

Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Questa è un’opera teatrale in atto unico di ingegno, protetta dall’art. 84 sulla propaganda pubblicitaria a sostanze stupefacenti

Chi di art. 84 ferisce…

Premessa: il contesto sulla cannabis medica nel 2017

Siamo nel 2017, la cannabis medica è legale da 4 anni; la Farmacia Ternelli è stata una delle prime farmacie italiane ad allestire farmaci magistrali con la cannabis terapeutica, sin da Febbraio 2013 e da allora è pian piano diventata una delle più note in molte parti d’Italia, motivo per cui molti pazienti si recavano in Emilia Romagna con ricette mediche a pagamento per poterla acquistare.

Contemporaneamente a questo scenario, le Regioni che la forniscono a carico del Sistema sanitario Regionale (SSR) sono pochissime; tra queste c’è anche la Regione Emilia Romagna che ne ha avviato la rimborsabilità a partire da Ottobre 2016 con Delibera 1333/2016.
Inizialmente, in tale delibera è previsto che SOLO le varietà di cannabis Italiana FM1 e FM2 (quelle prodotte dal Farmaceutico Militare di Firenze) siano rimborsabili e che quindi tutte le altre varietà siano a pagamento. Inoltre, in quel periodo si assiste ad una delle prime carenze durante tutto l’anno di cannabis Bediol, varietà analoga all’FM2.

2017, mancava il Bediol, varietà analoga all’FM2

La Farmacia Ternelli e la cannabis medica

In questo scenario la Farmacia Ternelli fa una cosa che poi sarà fondamentale nella storia: ragiona (già) su quanto appena detto:

  1. il Bediol mancherà quasi tutto il 2017
  2. in Emilia Romagna solo FM2 (e FM1) sono rimborsate dal Sistema Sanitario Regionale

e decide, per avere qualche scorta, di richiedere allo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze un quantitativo enorme di cannabis FM2 (l’unica disponibile presso lo stabilimento in quel periodo).

Enorme.

Momento di interattività: il lettore ora deve indovinare, prima di proseguire la lettura, cosa si intende per enorme, anzi ingente quantitativo di cannabis. Provate, tipo Iva Zanicchi degli anni ’90 (non la ruota del “cento! cento! cento!”, ma più “Ok, il prezzo è giusto”).

Fatto, pensato?

Bene, la farmacia Ternelli emette un ordine di acquisto di 500g di cannabis. Mezzo chilo di cannabis. Considerate che una singola ricetta medica di olio di cannabis del tempo, richiedeva almeno 5 g. Che in quantitativi annuali erano almeno di 20 Kg. E che, come detto prima

  • mancava il Bediol (e sarebbe mancato fino a quasi fine anno)
  • l’unica varietà rimborsabile in Emilia Romagna era, al tempo, l’FM2 (insieme all’FM1)

Si verrà poi a sapere che altre 6 farmacie hanno avuto la malsana idea di fare acquisti, diciamo, enormemente ingenti come 400g o chi addirittura la fantastiliarda quantità di 600g.

Quali sono le farmacie e riferimenti annessi sono stati raccontati in questo articolo giornalistico di AGI.

Ora dobbiamo lavorare di fantasia e ci spostiamo in uno scenario onirico, nel Marzo 2017 (stile “L’agosto del ’41”).
Immaginate una stanzona enorme, piena di soldati che ascoltano il discorso infervorato del Capo che con fare tedesco (dato che viene da germanIa) che parla con una cartina dell’Italia sotto, mostrando le Regioni che rimborsano la cannabis (e sono sotto attacco nemico ovvio…). Tra queste NON c’è l’Emilia Romagna, nonostante ci sia una Delibera del 2016. Capito? Non l’avete capito? O forse sì…

La contestazione del Ministero e la segnalazione ai NAS

In base a meccaniche perlopiù sconosciute ai più, ma che semplificheremo dicendo “i report ottenuti dal ministero”, il Ministero della Salute reputa inspiegabili tali “abnormi” quantitativi se non con una operazione pubblicitaria e indirizza una segnalazione ai NAS con cui richiede di andare a verificare la propaganda pubblicitaria di sostanze o preparazioni comprese nelle tabelle previste dall’articolo 14 del DPR 309/90.

Eh?

“Andate e colpite quelle farmacie che fanno pubblicità alla cannabis”

Ah!

I famosi 500 g di cannabis

E così, nel giro di pochi giorni, 7 farmacie (tra cui ovviamente la Farmacia Ternelli) vengono visitate e verbalizzate sulla loro propaganda pubblicitaria alla cannabis.
Ma esattamente cosa è questa pubblicità alla cannabis medica, cosa facevano queste farmacie per pubblicizzare la cannabis?

So che non ci crederete, ma se vi dicessi che c’erano

  • siti di farmacie con offerte sul prezzo della cannabis
  • portali internet in cui si pubblicizzava come la cannabis della farmacia X fosse migliore dei farmaci tradizionali
  • sconti fatti da farmacie a chi acquistava più di 30 grammi al mese

… ci credereste? Sì? No, non credo. E fareste bene. Perché non c’era nulla di tutto questo. 😛
Quel che c’era, erano

  • portali come Letsweed (che ora non esiste più, RIP) o Cercagalenico.it in cui erano elencate le farmacie che facevano preparazioni galeniche di cannabinoidi e, in alcuni, le varietà disponibili
  • pagine della farmacia in cui erano riportati effetti della cannabis terapeutica
  • siti delle farmacie con indicate le modalità di assunzione e uso della cannabis terapeutica

Pubblicità indiretta o pubblicità ingannevole?

E quindi? Dove è la pubblicità?

Eh, la pubblicità a detta della interpretazione dell’art. 84 del DPR 209/90 che il Ministero fece, si può riassumere nel seguente articolato:

Ok, non stai pubblicizzando direttamente la cannabis (tipo “Venghino siori, venghino”), ma ne stai parlando. E il fatto che ne parli, INDIRETTAMENTE ti permette di farti pubblicità. Quindi, ZAC!

Il Ministero della Salute in un Multiverso Marvel, non certamente quello in cui siamo noi

Una piccola parentesi: da alcune parti, si parlò di “Farmacie che fanno pubblicità ingannevole alla cannabis”, tant’è che addirittura su Radio 24 – Il Sole 24 ore ci fecero una puntata a MELOG, di Gianluca Nicoletti. E se ne parlò ovunque, chiede a Saint Google.

Nessuno ha mai fatto pubblicità ingannevole. Si è trattato di un malinteso… sì, sì certo, come no. Dicono tutti così, direte.
Seriamente, il tutto nasce da 2 eventi:

  • il fatto che “pubblicità ingannevole” è molto più orecchiabile e ricordabile di “propaganda pubblicitaria indiretta”
  • il fatto che un collega farmacista, intervistato da una WebTV sulla vicenda, concludeva proprio il suo collegamento con un lapsus di “pubblicità ingannevole” anziché “pubblicità indiretta”.

Evabbè, siam mica tutti perfetti no. Però ora sapete la Genesi (anche i Corinzi…) del mito della “pubblicità ingannevole”, che ingannevole non lo è mai stata.

La sanzione

Arriviamo al succo (per me alla pera grazie. “Alla pera!”, l’avete capita? No, beh… andiamo avanti).

Tutte e 7 le farmacie visitate dai NAS su gentile segnalazione di voi sapete chi (e non è Voldemort!), ricevono una bacchettata sulle mani e la vicenda finisce lì.

A questo punto della storia facciamo il salto nell’ipeuranio dantesco tanto caro a Kant (ehm… prego???) e infiliamoci questa fantasiosa quanto improbabile storiella con il Medico, no il Farmacista, macché il Sindaco, neanche, diciamo il Parroco:

  • Parroco: c’è un bagno?
  • Dr. M.: prego di qui
  • [accompagna]
  • Parroco [mentre apre la porta]: Dottore, io l’ho capito che voi non fate pubblicità. MA cosa vuole, li manda il Ministero. Faranno la multa e lei farà ricorso…
  • Dr. M: -.-“

Quindi ovviamente no, sapete già cosa succede: una multa di 8600€ (gli scettici diranno 8607, ma ignoriamoli per ora) ad ogni farmacia.

Ebbene sì. Han voluto anche i 33 centesimi.

E da qui, nulla è stato più lo stesso.

Reazioni dal mondo Farmacia sulla pubblicità alla cannabis

La notizia si è presto diffusa, principalmente (forse unicamente) perché si parla di cannabis, ma anche perché il blitz simultaneo su 7 farmacie era difficile che passasse inosservato.

Guarda mamma! Sono sul giornale!

Ovviamente, la reazione generale del mondo farmacia non è stata unita e compatta. Tantomeno quella che ci si potrebbe aspettare. CERTAMENTE non è stata:

Godo come un riccio

Reazione di una parte del mondo Galenico

vero? VERO?????

Ma ci sono state reazioni diverse, caute e moderate. Qui la storia diventa racconto che si fonde alla leggenda per diventare mito. Per cui citiamone alcune.

Il Sindacato

LE MLTE FONO GIUFTE!

Provate a leggerlo con la lingua fuori

Come rendicontato qui, al tempo Federfarma approva senza pensarci due volte. “Sacrosante” [cit.], perfino!

Il Ministero della Salute

In questa caccia alle streghe, lavorate ora di molta fantasia e immaginatevi un mai avvenuto incontro tra il Dr. Ternelli Marco e un/una funzionario/a dell’Ufficio Centrale Stupefacenti. Essendo una storia inventata, si potrebbe immaginare la scena, tipo, che so, in cui il Dr. Ternelli Marco tende la mano per presentarsi e il dialogo che segue è questo:

  • Dr. Ternelli (tende la mano): Buongiorno Dr./Dr.ssa XYZ, volevo presentarmi, sono il Dr. Marco Ternelli
  • Funzionario/a (stringe la mano debolmente sogghignando): Ahhhhhhhhhh! Ternelli! Ho visto che non ha ancora chiuso il sito. Vuole che le mandi i NAS un’altra volta?
  • Dr. Ternelli (allibito): Ehm… sa, Dr./Dr.ssa XYZ, abbiamo fatto ricorso e stiamo attendendo gli esiti prima di chiuderlo.
  • Funzionario/a (scartabellando su dei fogli A4): aspetti, aspetti! Ho qui una stampa dell’Art. 84, gliela regalo, credo potrebbe servirle per rinfrescarsi la memoria.
  • [mi fermo qui con questa scena anche se immaginata, è abbastanza forte]

PER FORTUNA CHE È SOLO UNA FANTASIA e tutto ciò non è mai accaduto.

Il ricorso: lo studio Legale Astolfi Associati

A questo punto la farmacia Ternelli cheffà? [da leggere nello stile di “E Renzi/Gentiloni cheffà”. A piacere di può aggiungere “E gli italiani? E i marò?”]

Beh, è convinta di non aver fatto niente di quello che viene contestato. È convinta che il Farmacista abbia il diritto e dovere di informare i pazienti sull’uso di un farmaco, stupefacente o meno, senza che questo possa corrispondere a pubblicità diretta o indiretta.

Quindi vuole ribattere.
Chiarimento: quando leggete “la farmacia”, non immaginatevi un edificio parlante che prende decisioni, ma si tratta del Dr. Marco Ternelli che decide di rivolgersi ad un avvocato.
[voce fuori campo: “grazie della precisazione Dottore”. Versione alternativa: “Grazie, graziella e …”]
Nella ricerca, considera uno studio che ha già avuto a che fare con questioni di natura farmaceutica (es. “non si può fare pubblicità ai SOP” o “non si può sconfezionare”).

E capita allo Studio Legale Astolfi Associati. Con il senno di poi, una delle migliori scelte che potesse fare.

Qui sarebbe bello poter disquisire i dettagli della strategia difensiva, ma non si gioca a poker a carte scoperte, quindi… sorry.

L’attesa

OK, punti a questo giunto (si dice così?) viene inviato il ricorso al Prefetto. Siamo a metà Giugno 2017. C’era il Governo Gentiloni, l’estate si preannunciava calda, ma non caldissima, c’era stato il secondo turno delle elezioni parlamentari in Francia e il Montenegro diventa il 29º membro della NATO.

Piccola spiegazione tecnica: trattandosi di una multa, la via di ricorso intrapresa è stato richiedere al Prefetto l’annullamento della multa (un po’ come le multe per eccesso di velocità). Il Prefetto ha 5 anni di tempo per decidere, prima che scatti la prescrizione.

Quindi inviammo il ricorso con gli scritti difensivi e iniziammo ad aspettare.

Attendere.

Indugiare.

Temporeggiare.

Aspettare ancora.

E arrivammo a inizio Giugno 2022 (solo?). La prescrizione era vicina, imminente. C’eravamo. Quasi. Ma poi…

Il prefetto e l’ingiunzione di pagamento

Perché a 2 settimane esatte dalla prescrizione della sanzione, dopo quasi 5 anni, si presentano i Carabinieri in Farmacia Ternelli a notificare l’ingiunzione di pagamento del Prefetto. Ingiunzione non motivata.

In altre parole, il Prefetto disse: zitti e pagate (“Sono fuori di testaaa, ma diversi da loro…”).

Il ricorso al Giudice di Pace e l’udienza

Sentito lo studio legale Astolfi si ragiona su cosa fare. Son passati 5 anni. “Diverse cose sono cambiate” commenta l’Avvocato (in realtà poco sull’argomento specifico), vale la pena?

SI! È una questione di principio! [ non attivo :D]

Dr. Marco Ternelli

E così: si va avanti! Si fa ricorso al grado successivo, ossia il Giudice di Pace.

Unica cosa: bisognerà pagare la sanzione e, in caso di vittoria, si dovrà farseli restituire; gli avvocati ci provano, con tono paternalistico ma dolce, a convincermi che sarà possibile riaverli indietro, ma dentro di me ci credo poco poco poco. Vabbè.

E così, depositiamo il ricorso e mi preparo a bonificare. Ma accade un colpo di scena!
Chiama l’avvocato al telefono gridando (nota, forse le parole esatte non furono queste, ma il senso sì): “DOTTORE NON PAGHI! HA GIA’ PAGATO? MI DICA DI NO! NON PAGHI! FERMO! FERMO! FERMOOOOOOOOO! Il Giudice ha sospeso il pagamento, quindi non deve pagare e attendiamo l’udienza a Settembre 2022”.

Alle mie domande sul perché il Giudice abbia deciso così, gli Avvocati non sanno bene rispondere. È una cosa insolita, inusuale, ma certamente molto positiva Si scoprirà poi che la motivazione è il danno economico che la sanzione avrebbe determinato.

La cosa mi lascia ben sperare…

La sentenza

E arriva il 10 Settembre 2022. Suona il telefono del Dr. Ternelli. È l’avvocato. Possiamo immaginare un dialogo più o meno così:

  • Avv: Dottore, buone notizie.
  • Dr. M..: ECCO! Ne ho proprio bisogno in questi giorni… mi dica
  • Avv: abbiamo vinto! Il Giudice ha annullato la sanzione e assegnato il pagamento delle spese processuali alla Prefettura.
  • Dr. M.: annullata del tutto?
  • Avv.: si

Qui il Dr., che era sulle scale, si accascia con le spalle al muro, piangendo e chiedendo scusa a tutti per le sofferenze causate e il dolore portato nella vita di ogni giorno [nota: drammatizzazione, potrebbe non essere realmente accaduto]

E allora diciamolo tutti insieme, tutti insieme, quattro volte:

La farmacia Ternelli vince il ricorso e ottiene l’annullamento della sanzione per la presunta pubblicità indiretta alla cannabis medica.

🙂

Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; vogliamoci tanto bene. Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti stasera, abbiamo vinto tutti, amici, abbiamo vinto tutti.

Le motivazioni

Siamo ancora in attesa che vengano pubblicate.

Cosa cambia dopo la sentenza

Chiariamo subito: fare pubblicità a sostanze stupefacenti è e rimane sempre vietato. Quello che “cambia” per la Farmacia Ternelli è aver ottenuto che parlare di cannabis medica e elencare che la farmacia la prepara non costituisce pubblicità indiretta a sostanza stupefacente.

Per la Farmacia Ternelli

Eh beh… 😉 secondo voi? Tana!

Per tutte le altre 6 farmacie del ricorso e TUTTE le altre?

Nulla praticamente. Non esistendo in Italia il common law (dove una sentenza crea legge) e trattandosi di una sentenza di un Giudice di Pace, resta contestabile la propaganda pubblicitaria indiretta nel caso in cui una farmacia (ad eccezione di quella che ha vinto il ricorso) “informi” sulla cannabis terapeutica.

Quindi ognuna delle 6 altre farmacie deve concludere il personale iter di ricorso (se lo ha fatto). E le altre farmacie italiane possono comunque aspettarsi contestazioni se informano sulla cannabis.

Siamo giunti alla fine di questa storia, opera teatrale in atto unico (figuratevi, già così…).

Spero di essere riuscito a intrattenervi da una parte, informandovi dall’altra di come sono andate le cose. E di avervi strappato un sorriso ogni tanto 🙂

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