Cappe aspiranti in galenica: guida per fare chiarezza

Last Updated on 24 Ottobre 2026 by Dr. Marco Ternelli

Avete presente frasi tipo “Ma serve la cappa per citotossici?”, “Devo farlo sotto cappa?”, “Ho comprato questa cappa chimica, va bene?”. Ecco, domande amene del genere dovrebbero scomparire dalla testa del lettore al termine della lettura di questo articolo!

Come in che senso? Nel senso che c’è un’enorme confusione nella galenica italiana quando si parla di cappe aspiranti con rischi enormi per chi lavora (Farmacisti Galenisti e tecnici) e per chi utilizza il farmaco galenico realizzato (rischio di contaminazioni).
Ma da cosa è dovuta questa confusione? Da tantissimi fattori:

  • ignoranza della materia nello specifico da parte dei farmacisti
  • non conoscenza della normativa della sicurezza sul lavoro da parte dei farmacisti
  • non conoscenza degli standard internazionali / europei
  • scarsi controlli specifici negli ultimi 20-30 anni
  • venditori che “vendono perché possono vendere”

Quindi: cappe chimiche, cappe per citotossici, cabine di sicurezza, glove box, cappe a flusso laminare, isolatori, eccetera. Avete ben presente le differenze e cosa vi serve nel laboratorio galenico? No? Ottimo, avete trovato l’articolo di cui avevate bisogno per capire.

Mettetevi comodi, sarà una lettura interessante che vi porterà a:

  • acquisire consapevolezza della normativa
  • spaventarvi 😀
  • scegliere quali preparazioni fare o non fare
  • metter mano al portafogli (se del caso) 😉

In breve: nel laboratorio galenico la cappa si sceglie in base alla sostanza lavorata. I bracci aspiranti servono solo per polveri non farmaceutiche, le cappe chimiche per le API e, dopo valutazione del rischio, per alcuni CMR. Per i citotossici servono cappe di sicurezza biologica di classe II o III oppure isolatori a pressione negativa. Dall’11 ottobre 2024 i reprotossici 1A/1B sono equiparati ai cancerogeni (D.Lgs. 135/2024).

Cappe aspiranti in laboratorio galenico: perché tutta questa confusione?

La risposta diretta: quasi sicuramente perché il Farmacista, prendendo in mano la Farmacopea Ufficiale XII edizione e successive modificazioni, apre a pagina 1349 alla Tabella 6 dal roboante titolo “Apparecchi ed utensili obbligatori in Farmacia” e legge

9) Sistema di aspirazione per polveri (4)

(4) Obbligatorio per le farmacie che preparano compresse, capsule, tisane o bustine

Ecco. Fine. Per il Farmacista l’Alfa e l’Omega sono qui. Prendo un “sistema di aspirazione per polveri”, poco importa se è una cappa HEPA o un trabiccolo fatto dammiocuggino o una cappa da cucina (avete presente quella più amata dagli italiani?). È un sistema di aspirazione per polveri, giusto? Quindi la Farmacopea è soddisfatta e io sono a posto.

NO!

SPOILER

Peccato che… la farmacopea faccia riferimento al Regio Decreto del 1938 (mmmh, ma non c’erano i Savoia?) e nel frattempo siano successe tante altre cose, una a caso tra tutte: in Italia è uscito il D.Lgs. 81/2008 per la Sicurezza sul Lavoro e successive modificazioni.

Calma, prima di spiegare perché questo D.Lgs. (poco conosciuto, ma tremendamente obbligatorio) cambia tutto, c’è da fare una premessa importante.

Sostanze che si lavorano in un laboratorio galenico

Quando si parla di laboratorio galenico c’è una prima grande differenza, rispetto a un’officina farmaceutica, da tenere in considerazione:

  • industria farmaceutica → lavora una sola molecola (o poche varianti) alla volta, in tonnellate di materia prima, per produrre centinaia di migliaia / milioni di unità.
  • laboratorio galenico → gestisce centinaia o migliaia di sostanze diverse, ma in micro-lotti: da pochi grammi a poche centinaia di grammi, sufficienti per decine o centinaia di preparazioni galeniche (magistrali o officinali).

Questa peculiarità, se da un lato permette di rispondere in modo personalizzato (“sartoriale” va tanto di moda oggigiorno) alle esigenze di ogni singolo paziente, dall’altro pone un limite strutturale della Galenica: tutte queste sostanze vengono manipolate nello stesso ambiente (fatti salvi quei laboratori galenici dotati di camere separate o aree compartimentate).

Tradotto in pratica? Contaminazioni crociate. Mai sentito? Credo di sì.

Perciò, anche se “ho pulito” (e ci mancherebbe!), bisogna ricordare che nella stessa giornata potremmo passare:

  1. dall’allestire un estratto naturale destinato a una preparazione salutistica
  2. al preparare una sospensione con un principio attivo antitumorale
  3. a incapsulare un API hazardous CMR
  4. a fare capsule di un citotossico

Al di là della pulizia, c’è poi un altro aspetto che va oltre le contaminazioni crociate: il fatto che il Farmacista Galenista è sempre lì, nello stesso ambiente. A toccare. A muoversi. A respirare. Ad appoggiare e appoggiarsi.

Perché le polveri vanno ovunque. Girano. Si depositano. Si muovono. Senza che il Farmacista Galenista le veda o se ne accorga (spesso sono bianche). Ma ci sono. Polveri Naturali. API. CMR. Citotossici.

Mentre in altre attività industriali (es. integratori, cosmesi) le sostanze sono bene o male omogenee, in un laboratorio galenico si possono trovare centinaia se non migliaia di sostanze completamente diverse, da estratti naturali leggerissimi a potentissime sostanze velenose e letali.

Differenze di pericolosità tra sostanza CMR e citotossica

Tra le sostanze farmaceutiche di interesse per la pericolosità e quindi ricaduta sulla sicurezza sul lavoro in base al D.Lgs. 81/2008 e successive modificazioni, è fondamentale che sia chiaro quale sia la differenza tra sostanze CMR e citotossiche:

CMR

Sono le sostanze Cancerogene, Mutagene o Reprotossiche: alterano il DNA, favoriscono tumori o danneggiano fertilità/sviluppo fetale. Espongono il Farmacista Galenista principalmente a un rischio di lungo periodo dopo anni di esposizione ripetuta. Attenzione però ai reprotossici: per il feto può bastare un’esposizione nel momento sbagliato della gravidanza. Ecco perché le colleghe in gravidanza o in allattamento vanno tutelate in modo specifico (D.Lgs. 151/2001).

Citotossici

Sono molecole che uccidono le cellule o ne bloccano la divisione, usate normalmente in campo oncologico proprio per questa loro attività. Possono esporvi sia a effetti acuti (es. irritazioni di pelle e mucose, cefalea, nausea) sia cronici (es. leucemie secondarie).

Molti citotossici sono anche CMR, ma non tutti. E non tutti i CMR sono citotossici.

Un mantra da ricordare

Per afferrare meglio, ecco alcuni esempi (la lista è MOLTO più lunga) per capire di quali sostanze stiamo parlando (elenco non esaustivo). Nella colonna “Categoria”, CMR indica le sostanze classificate in categoria 1A o 1B, che sono quelle che contano ai fini del D.Lgs. 81/2008 (la categoria 2, “sospetti”, non basta). Le classificazioni sono quelle prevalenti tra le notifiche all’ECHA (C&L Inventory, consultato a ottobre 2026): salvo voci armonizzate, sono autoclassificazioni dei fornitori e possono variare da una SDS all’altra, perciò vale sempre la SDS del proprio fornitore. «1A/1B» indica la frase di pericolo (H340, H350, H360) senza la sottocategoria; per vinblastina e ifosfamide il dato viene dalle SDS dei fornitori; «IARC Gruppo 1» significa cancerogeno per l’uomo (monografie IARC, vol. 100A):

#Sostanza (forma polvere)CategoriaClassificazione essenziale (CLP / SDS / IARC)
1EstradioloCMRRepr. 1A (H360) – Carc. 2 (H351); alcune notifiche Carc. 1A (H350)
2FinasterideCMRRepr. 1B (H360)
3Tretinoina (acido trans retinoico)CMRRepr. 1B (H360)
4Clomifene citratoSospetta (cat. 2)Repr. 2 (H361); solo una minoranza di notifiche H360
5SpironolattoneCMRRepr. 1B (H360) – Carc. 2 (H351)
65‑FluorouracileCMR + CitotossicaMuta. 1B (H340) – Repr. 1B (H360)
7Vinblastina solfatoCitotossicaMuta. 2 (H341) – Repr. 2 (H361) nelle SDS dei fornitori; tra le notifiche ECHA non prevale alcuna classe CMR
8PaclitaxelCitotossicaPrevalgono Muta. 2 (H341) e Repr. 2 (H361); alcune notifiche Muta. 1B (H340) e Repr. 1B (H360)
9Bleomicina solfatoCMR + CitotossicaMuta. 1A/1B (H340) – Carc. 2 (H351) – Repr. 2 (H361)
10Vincristina solfatoCitotossicaMuta. 2 (H341) – Repr. 2 (H361)
11CiclofosfamideCMR + CitotossicaCarc. 1A/1B (H350) – Muta. 1A/1B (H340) – Repr. 1A/1B (H360); IARC Gruppo 1
12IfosfamideCMR + CitotossicaCarc. 1A/1B (H350) – Muta. 1A/1B (H340) – Repr. 1A/1B (H360) nelle SDS dei fornitori; tra le notifiche ECHA non prevale alcuna classe CMR
13Carmustina (BCNU)CMR + CitotossicaCarc. 1A/1B (H350) – Repr. 1A/1B (H360)
14Mitomicina CCitotossicaCarc. 2 (H351)
15ClorambucileCMR + CitotossicaCarc. 1A/1B (H350); IARC Gruppo 1

Novità 2024: i reprotossici come i cancerogeni

Dall’11 ottobre 2024 è in vigore il D.Lgs. 135/2024 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre 2024), che recepisce la Direttiva (UE) 2022/431 e modifica il Titolo IX, Capo II del D.Lgs. 81/2008.

Tradotto: le sostanze tossiche per la riproduzione di categoria 1A o 1B sono ora equiparate a cancerogeni e mutageni. Con tutto quello che ne consegue: valutazione del rischio specifica, misure tecniche, formazione, sorveglianza sanitaria e registro degli esposti.

Tanto per essere chiari, riguardate la tabella qui sopra: estradiolo, finasteride, tretinoina, spironolattone. Tutte Repr. 1A o 1B. Tutte, dall’11 ottobre 2024, sotto il Capo II. Esattamente come i cancerogeni.

D.Lgs. 81/2008 (Sicurezza sul Lavoro) e cappe aspiranti

A questo punto dell’articolo, l’intuito vi starà già suggerendo che essendo diverso il grado di pericolosità di queste sostanze, servirà manipolarle anche in maniera diversa. Come? Lo vedrete nella tabella in fondo all’articolo. Il tutto allo scopo di:

  • ridurre contaminazioni crociate
  • evitare o ridurre al minimo possibile l’esposizione del Farmacista Galenista a tali sostanze

Il concetto di base per evitare quanto sopra è confinare le polveri all’interno di uno spazio chiuso che ne impedisca l’uscita/dispersione nell’ambiente o verso il naso/polmoni/pelle del Farmacista Galenista.
A questo servono le cappe, o meglio i sistemi aspiranti.

Se ci pensate, il concetto che troverete spesso enunciato quando si parla di cappa o sistema aspirante è: chi deve essere protetto? La risposta la potete scegliere tra:

  1. il prodotto (farmaco galenico)
  2. l’ambiente circostante (fuori/attorno alla cappa)
  3. l’operatore (Farmacista Galenista o tecnico)

E poi ovviamente, la risposta 4) Tutte le precedenti, quella che di solito nei test vi salva dal dubbio. 😉 Vale anche qui? Dipende da chi fa la domanda.

Per il D.Lgs. 81/2008 la risposta giusta è 2 + 3, perché lo scopo di questo Decreto è salvaguardare la salute di chi manipola queste sostanze.
Per il punto 1 ci sono le N.B.P. (ma questa è un’altra storia).
Il Farmacista Galenista, però, deve rispettare entrambi (D.Lgs. 81/2008 e N.B.P.). Quindi, per voi, la risposta giusta è proprio la 4. Una volta tanto il test non vi ha fregato.

Va precisato che il D.Lgs. 81/2008 non elenca i modelli di cappa da usare: impone la valutazione del rischio (art. 236) e, per cancerogeni, mutageni e reprotossici 1A/1B, misure come la sostituzione, il sistema chiuso quando tecnicamente possibile e l’aspirazione localizzata (artt. 235 e 237). Quale cappa serva in concreto discende da questa valutazione e dai criteri illustrati nei prossimi paragrafi.

Quanti tipi di cappe aspiranti esistono?

Sempre dritti al punto:

  • cappe a flusso laminare
  • cappe chimiche (dette anche cappe da laboratorio chimico o fume hood)
  • cappe biologiche di sicurezza (biohazard, tipicamente classificate in Classi I, II, III)
  • bracci aspiranti (sistemi di aspirazione localizzata mobili)
  • isolatori (o glove box)
  • altre soluzioni (es. cappe filtranti a carboni, cabine di pesata, ecc.)

Faccio notare che nell’elenco non compare l'”aspiratore con 4 ventoline sparapolvere”. Non capite a quale mi riferisco? Ecco un’immagine chiarificatrice:

Aspiratore da tavolo con ventole usato in farmacia per le polveri
Una garanzia! Per intasarsi i polmoni di polveri (vegetali, API, CMR, citotossici).

Questo “aspiratore” non soddisfa i requisiti del D.Lgs. 81/2008 e successive modifiche: le ventole hanno una bassissima captazione, il filtro non è HEPA e, soprattutto, la maggior parte della polvere che rimane nell’ambiente ai lati del box viene a trovarsi sopra le ventole che quindi la diffondono in tutto l’ambiente circostante. Fantastico eh! Se poi lo usate per API, CMR (non oso scrivere citotossici), sappiate che al cancro piace questo elemento [cit.]. Ridiamo per non piangere.

Bracci aspiranti

Braccio aspirante con filtro HEPA in un contenitore per polveri e fumi

I bracci aspiranti rappresentano sistemi di aspirazione localizzata, costituiti da un braccio flessibile e da una cappa di captazione, che possono essere montati su un banco di lavoro o a parete. Sono adatti per aspirare polveri e fumi, che passano attraverso il braccio, raggiungono un filtro HEPA posto all’interno del “bidone” e da lì esce aria pulita e filtrata.

Sono la versione evoluta dell’obbrobrio (wow, che parolona! :D) precedentemente mostrato, ma se non altro dispongono di un filtro HEPA. Il punto è che aspirano quel che riescono, quel che non riescono viaggia comunque ai polmoni del Farmacista Galenista e nell’ambiente circostante. Assolutamente non adatti per CMR e Citotossici, poiché non offrono protezione.

Vanno bene per polveri non farmaceutiche (es. estratti secchi o macroelementi).

Cappe chimiche

Sono cappe ad aspirazione frontale, come nella foto.

Cappa chimica ad aspirazione frontale per il laboratorio galenico

Queste cappe sono progettate principalmente per proteggere l’operatore da vapori, gas e polveri. Non garantiscono sterilità, quindi niente preparazioni sterili, e niente citotossici. Per i CMR, invece, l’idoneità va stabilita caso per caso con la valutazione del rischio (tipo di cappa, filtri installati, quantità e modalità di lavorazione). Aspirano aria dall’ambiente di lavoro verso l’interno e la espellono all’esterno tramite canalizzazione oppure, nei modelli filtranti, la reimmettono nell’ambiente dopo averla fatta passare attraverso i filtri (prefiltro, carbone attivo e, solo se presente, HEPA: non tutte le cappe chimiche ce l’hanno!). Non offrono alcuna protezione al prodotto da contaminazione esterna e la loro capacità di contenimento per aerosol e particelle fini non è sufficiente a garantire la protezione dell’operatore e dell’ambiente circostante richiesta dal D.Lgs. 81/2008 per i citotossici.

E occhio a un dettaglio pratico: la velocità dell’aria in ingresso è pensata per catturare vapori. Se ci pesate polveri, va regolata (ad esempio abbassando il vetro frontale), altrimenti fa ballare la bilancia e solleva proprio le polveri che volevate contenere.

Le cappe ad espulsione scaricano l’aria aspirata direttamente all’esterno attraverso un sistema di canalizzazione. Sono generalmente preferibili per la manipolazione di sostanze pericolose, perché garantiscono la completa rimozione degli agenti contaminanti dall’ambiente di lavoro.

Le cappe a filtrazione molecolare fanno passare l’aria aspirata attraverso diversi tipi di filtri (prefiltri, carbone attivo ed eventualmente HEPA) e poi la reimmettono nell’ambiente. L’idoneità dipende dalle sostanze manipolate e dall’efficienza dei filtri, che devono essere specifici per i contaminanti da rimuovere.

Cappe a flusso laminare

Le cappe a flusso laminare sono progettate per creare un ambiente di lavoro privo di particelle, forzando l’aria attraverso filtri HEPA o ULPA, generando un flusso d’aria unidirezionale (laminare) di aria sterile, anche se non è detto che il farmaco realizzato nella cappa debba essere sterile.

ATTENZIONE: esistono diversi tipi di cappe a flusso laminare. State per avere uno shock, io vi ho avvertito.

Cappe a flusso laminare verticale

In queste cappe il flusso d’aria è diretto dall’alto verso il basso sulla superficie di lavoro. Questa tipologia è principalmente utilizzata per proteggere il prodotto dalla contaminazione particellare e preservarne la sterilità.

Tuttavia, non tutte le cappe a flusso laminare verticale sono idonee per CMR/Citotossici. Quelle “semplici” (spesso usate per preparazioni sterili non pericolose) non proteggono l’operatore: per questo servono le cappe di sicurezza biologica (CSB, v. oltre).

Cappa a flusso laminare verticale a pressione positiva per preparazioni sterili
Cappa a flusso laminare verticale a pressione positiva per preparazioni sterili

Cappe a flusso laminare orizzontale

In queste cappe il flusso d’aria è diretto orizzontalmente attraverso la superficie di lavoro verso l’operatore. Anche in questo caso, la protezione è rivolta principalmente al prodotto, ma qui il flusso può rappresentare un rischio per l’operatore in caso di manipolazione di sostanze pericolose, in quanto il flusso d’aria spingerebbe contaminanti verso il farmacista.
Sono assolutamente VIETATE e PERICOLOSE per la manipolazione di CMR/Citotossici.

“Ho comprato una cappa a flusso laminare per fare i citotossici, sono a posto”. Potrebbe essere di no.

Occhio a non garantirvi il cancro negli anni a venire, ma in buona fede

FIRST REACTION SHOCK!

Ma non è ancora finita. Oltre alla distinzione in verticale e orizzontale, le cappe a flusso laminare si dividono in:

  • flusso laminare a pressione positiva: la pressione all’interno della cappa è superiore a quella dell’ambiente circostante, impedendo l’ingresso di aria non filtrata (e mantenendo, ad esempio, la sterilità dell’ambiente sotto cappa).
    Sono le cappe che in farmacia si trovano in una camera bianca per la preparazione di farmaci galenici sterili (v. fare sterili in Farmacia: cosa serve e normativa).
  • cappe di sicurezza biologica di classe II (flusso laminare verticale + barriera d’aria frontale): oltre al flusso laminare verticale che protegge il prodotto, aspirano aria dall’apertura frontale, creando una barriera d’aria che impedisce alle particelle di uscire verso l’operatore, e scaricano l’aria attraverso un filtro HEPA. Per questo vengono spesso chiamate, in modo informale, cappe “a pressione negativa”. Ma attenzione: ciò che protegge davvero il Farmacista Galenista è la barriera frontale, non la pressione in sé. Proteggono l’operatore, l’ambiente e il prodotto, e sono quindi adatte quando si manipolano farmaci biologici o citotossici.
    Il nome corretto è “cabine di sicurezza biologica – CSB” (in inglese Biological Safety Cabinet – BSC): devono essere certificate secondo la norma UNI EN 12469, possibilmente (non è un obbligo) anche secondo lo standard DIN 12980 (specifico per i citotossici), e preferibilmente collegate a uno scarico esterno.
Cappa di sicurezza biologica a pressione negativa per citotossici
Cappa di sicurezza biologica (CSB) per citotossici.

Unendo i puntini otteniamo che le cappe a flusso laminare orizzontale (pressione positiva) sono assolutamente VIETATE e PERICOLOSE per la manipolazione di CMR/Citotossici. Ricordate: proteggono il prodotto dalla contaminazione esterna, ma espongono direttamente il Farmacista Galenista a qualsiasi sostanza pericolosa manipolata all’interno.

Nelle cappe a flusso laminare verticale l’aria filtrata (HEPA) si muove verticalmente dall’alto verso il piano di lavoro. Tuttavia, non tutte sono idonee per CMR/Citotossici: per i citotossici servono le cappe di sicurezza biologica (almeno di classe II), mentre le cappe a flusso laminare “semplici” a pressione positiva si usano per preparazioni sterili non pericolose.

Se queste cappe si usano per preparazioni STERILI E (AND) CITOTOSSICHE, vanno installate in apposite strutture chiamate UFA (Unità Farmaci Antiblastici), ma questo è un argomento che esula da questo articolo.

Cappe di sicurezza biologica

Le Cappe di Sicurezza Biologica (CSB) NON sono “semplici” cappe a flusso laminare (come se ne vedono in giro…). Anzi, a rigore, il flusso laminare ce l’ha solo la classe II. Sono classificate in tre classi in base al livello di protezione che offrono:

Cappe di sicurezza biologica di classe I

Proteggono l’operatore e l’ambiente, ma non il prodotto. Hanno un’apertura frontale attraverso la quale l’operatore può effettuare manipolazioni all’interno della cabina e sono costruite in modo che il Farmacista Galenista sia protetto e la fuga di particelle sia arginata da un flusso d’aria entrante attraverso l’apertura frontale. L’aria viene espulsa attraverso un filtro HEPA, nell’ambiente oppure all’esterno tramite canalizzazione.

Cappe di sicurezza biologica di classe II

Cappa di sicurezza biologica di classe II, tipi A1 e A2

Proteggono l’operatore, il prodotto e l’ambiente.
Presentano un flusso laminare verticale all’interno dell’area di lavoro e scaricano l’aria attraverso un filtro HEPA. Sono suddivise in diversi tipi (A1, A2, B1, B2, secondo la classificazione americana NSF/ANSI 49) in base ai modelli di flusso d’aria e ai sistemi di scarico (es. se verso l’esterno o nell’ambiente circostante).

Le CSB di Classe II, in particolare quelle con scarico all’esterno, sono quelle raccomandate per la manipolazione di farmaci citotossici e altre polveri pericolose nella preparazione non sterile.
Questo perché, anche se i filtri HEPA sono estremamente efficienti (trattengono il 99,995% delle particelle), per sostanze ad altissima tossicità come i citotossici, collegare la cappa a uno scarico esterno garantisce che anche la minima frazione di particelle non catturate venga espulsa in sicurezza fuori dall’ambiente di lavoro, offrendo un livello di protezione aggiuntivo.

Cappe di sicurezza biologica di classe III

Offrono la massima protezione per operatore, prodotto e ambiente. Sono ambienti completamente sigillati con aria di alimentazione e scarico filtrata HEPA. Le operazioni vengono eseguite tramite guanti fissati alla cappa (glove box). Sono tipicamente utilizzate per agenti biologici ad alto rischio, ma possono essere impiegate anche per sostanze farmaceutiche.

Per quanto stiamo parlando in questo articolo, le cappe da utilizzarsi in farmacia per manipolare citotossici sono le cappe di sicurezza biologica di classe II o III, oppure gli isolatori a pressione negativa (v. sotto).

Cappa di sicurezza biologica di classe III con guanti fissati
Sembra un isolatore, ma NON lo è. Attenzione alle differenze.

Isolatori

Isolatore a pressione negativa per sostanze citotossiche e CMR
Isolatore a pressione negativa.

Gli isolatori sono ambienti completamente sigillati con flusso d’aria controllato, accessibili tramite guanti sigillati. Il loro design e principio di funzionamento consentono di mantenere una pressione positiva o negativa a seconda della destinazione d’uso.
Gli isolatori trovano applicazione nella manipolazione di

  • sostanze pericolose come farmaci citotossici o CMR.
  • farmaci sterili

A scanso di equivoci: un isolatore in cui si lavorano sostanze citotossiche non sterili non è idoneo alla realizzazione di farmaci sterili per via della

  • inevitabile contaminazione residua dei citotossici tra una preparazione e l’altra
  • differenza di pressione: per i citotossici serve la pressione negativa, per i farmaci sterili la pressione positiva.

Riassunto per gli increduli o chi ha fretta

Le cose da sapere:

  • gli aspiratori da tavolo andrebbero vietati per legge in farmacia (la tocchiamo piano…)
  • i bracci aspiranti servono SOLO ed esclusivamente per lavorare polveri non farmaceutiche (es. estratti vegetali, aminoacidi, ecc…)
  • le cappe chimiche vanno bene per lavorare sostanze API, alcuni CMR in base alla valutazione del rischio, ma NON i citotossici
  • per i citotossici servono le cappe di sicurezza biologica (CSB) di classe II o III, oppure gli isolatori a pressione negativa.
  • cappe chimiche, cappe a flusso laminare orizzontale e cappe a flusso laminare verticale a pressione positiva NON sono idonee alla lavorazione di farmaci citotossici.
Filtro HEPA?VantaggiOK per estratti secchi?OK per polveri API?OK per polveri CMR?OK per polveri citotossici?
Torretta “sparapolvere”NONessunoNONONONO
Braccio aspiranteSI– basso costo
– facilità di installazione
– versatile nel posizionamento
SINONONO
Cappa chimicaDIPENDESI*SISI, in base a valutazione del rischioNO
Flusso laminare orizzontaleSINONONONO
Flusso laminare verticale P. positivaSINONONONO
Cappa di sicurezza biologica (CSB) classe II o IIISISI*SISISI
IsolatoriSISI*SISI (se a pressione negativa)SI (se a pressione negativa)

* Tecnicamente la cappa li contiene senza problemi. Ma lavorare estratti vegetali dove si lavorano API, CMR o citotossici significa esporli alla contaminazione crociata (e occupare un’attrezzatura costosa per un lavoro che non la richiede).

La salute è una sola e se si lavora in un laboratorio senza i giusti DPI e le cappe descritte in questo articolo come prevede il D.Lgs. 81/2008 ci si espone ad una vita problematica nella seconda parte della propria esistenza…

Pensateci alla prossima crema di estradiolo o capsula di finasteride che farete. Se avete domande o aspetti poco chiari, chiedete nei commenti.

P.S. L’articolo è sulle cappe e parla, ovviamente, solo di quello, ma mai nessuna cappa da sola basterà a offrire protezione completa: per questo servono i DPI (camici, guanti, mascherine, ecc…).

Domande frequenti (FAQ) sulle cappe aspiranti in galenica

Serve la cappa per lavorare i citotossici in farmacia?

Sì. Per le polveri citotossiche servono cappe di sicurezza biologica di classe II o III oppure isolatori a pressione negativa. Cappe chimiche, cappe a flusso laminare orizzontale e cappe a flusso laminare verticale a pressione positiva non sono idonee.

Una cappa chimica va bene per i CMR?

Dipende. Per i CMR l’idoneità della cappa chimica si stabilisce caso per caso con la valutazione del rischio, considerando tipo di cappa, filtri installati, quantità e modalità di lavorazione. Per i citotossici non è adatta.

Qual è la differenza tra sostanze CMR e citotossiche?

Le sostanze CMR sono cancerogene, mutagene o reprotossiche e comportano soprattutto un rischio di lungo periodo. Le citotossiche uccidono le cellule o ne bloccano la divisione. Molti citotossici sono anche CMR, ma non tutti, e non tutti i CMR sono citotossici.

Dal 2024 i reprotossici sono equiparati ai cancerogeni?

Sì, per quelli di categoria 1A o 1B. Dall’11 ottobre 2024 il D.Lgs. 135/2024 li porta nel Capo II del Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, con valutazione del rischio specifica, misure tecniche, formazione, sorveglianza sanitaria e registro degli esposti.

Basta un sistema di aspirazione per polveri come previsto dalla Farmacopea?

No. La Tabella 6 della Farmacopea Ufficiale XII edizione prevede un sistema di aspirazione per polveri, ma il D.Lgs. 81/2008 richiede di tutelare operatore e ambiente in base alla valutazione del rischio. Un aspiratore da tavolo senza filtro HEPA non è adeguato per API, CMR e citotossici.

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Grazie per questa preziosa guida. Ma quindi se in farmacia non si usano citotossici, si può ancora optare per le cappe chimiche? Le ditte che vendono le cappe propongono direttamente le cappe a flusso a laminare verticale a pressione negativa. Mi sta sfuggendo qualcosa?

Inoltre credo che servirebbe un approfondimento su come valutaree certificazioni! 😅

Buongiorno e grazie per questo articolo ; quindi se utilizzo cmr ma non citotossici e non sterili, posso orientarmi su una cappa a flusso laminare verticale a pressione negativa?

Grazie !

Buongiorno e grazie, era fondamentale avere una guida per orientarsi nel complesso modo delle cappe.
Una domanda: come mai le cappe più ‘evolute’ (dalla chimica in su) non sono appropriate per la preparazione degli estratti secchi?
Grazie

Grazie mille!

Quindi si tratta più di un problema di carattere organizzativo/economico che di prevenzione e protezione verso il galenista?

Grazie ancora, un saluto.

Ciao Marco, grazie mille per l’approfondimento. Cosa consiglieresti per la postazione di pesata? Nel nostro laboratorio non allestiamo MCR, ma ovviamente ci capita di dover allestire veleni o H300, H310 e H330. Vedo che normalmente i venditori propongono i sistemi aspiranti a braccio: potrebbe essere una buona idea? Grazie mille

Ciao Marco, ottima guida, grazie. Sai indicarmi aziende serie per valutare l’acquisto di una cappa Flusso laminare verticale P. negativa (CSB II)?

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